La politica, si sa, è l’arte del possibile, e in Puglia questa massima assume contorni quasi circensi. L'ufficializzazione della lista del Movimento Cinque Stelle per la circoscrizione di Lecce, con il consigliere regionale uscente Cristian Casili designato capolista, è un manuale di pragmatismo politico che segna, forse definitivamente, il tramonto dell'era della "democrazia liquida" e degli "uno vale uno" da tastiera.
Intendiamoci, Casili non è un nome qualunque. Agronomo, con un curriculum tecnico di tutto rispetto sui temi ambientali (Xylella docet) e agricoli, rappresenta l’ala "competente" del Movimento. Dal 2015 siede nei banchi del Consiglio Regionale, dove si è distinto, a suo dire, per una "dura opposizione al governo Emiliano".
Ed è qui che l’architettura politica del M5S scricchiola rumorosamente, mostrando tutta la sua ipocrisia.
Mentre a Roma i vertici grillini e quelli del Partito Democratico consumavano l'alleanza nel governo Conte II, qui, nella periferia dell'Impero, il M5S locale doveva fingere di essere ancora la forza di rottura, l'alternativa al "sistema Emiliano". Casili, da capolista, si trovava a dover impersonare Giano Bifronte: oppositore feroce in Puglia, ma membro di una coalizione che a livello nazionale teneva in vita proprio il partito del suo avversario.
La scelta di Casili non è stata una rivoluzione, ma una restaurazione. Non si è scelto un volto nuovo della società civile, un attivista della prima ora estraneo ai palazzi. Si è scelto un politico navigato, un "uomo di apparato" interno al Movimento, per quanto l'ossimoro possa suonare stridente alle orecchie dei puristi grillini. Una mossa logica, forse, per tentare di arginare l’emorragia di consensi e capitalizzare quel minimo di visibilità istituzionale faticosamente costruita in cinque anni.
Ma la domanda che i cittadini salentini si sono posti è stata lecita: si può essere contemporaneamente contro Emiliano e con il PD?
Questa candidatura è stata il simbolo della trasformazione genetica del Movimento: da forza di protesta "contro" la casta, a partito "dentro" le istituzioni, costretto a giocare con le stesse regole, e le stesse ambiguità, che un tempo giurava di voler demolire. Casili, l'ex oppositore, è diventato il volto della "normalizzazione" pentastellata in terra d'Otranto. Una normalizzazione necessaria per sopravvivere, certo, ma che ha il sapore amaro della coerenza perduta (Stefano Donno)

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