Aria di novità si respira a Lecce, o almeno così vorrebbero farci credere. La presentazione della lista "Riformista Popolari e Socialisti", avvenuta ieri presso l'Hotel Tiziano, segna l'ennesimo tentativo di aggregare quell'universo moderato che in Puglia, e nel Salento in particolare, sembra perennemente alla ricerca di una casa stabile. Un'operazione politica che, dietro la facciata di un rinnovato impegno per le imminenti elezioni regionali a sostegno del candidato del centrosinistra Antonio Decaro, solleva più di un interrogativo sulla sua reale efficacia e sul suo peso specifico nell'agone politico.
La triade di valori – riformismo, popolarismo, socialismo – evoca un'epoca di nobili battaglie ideologiche, un'era in cui le etichette politiche avevano un peso specifico e rappresentavano visioni del mondo chiare e distinte. Oggi, in un panorama politico fluido e spesso ondivago, il rischio è che un simile assemblaggio suoni più come un'operazione nostalgica che come una proposta politica concreta per il futuro. Non è un mistero che l'area centrista e moderata fatichi a trovare una sintesi efficace, spesso frammentata in mille rivoli personalistici e incapace di incidere come vorrebbe.
La presenza di figure di spicco come l'assessore regionale Sebastiano Leo, il consigliere regionale Donato Metallo e il presidente della Provincia Stefano Minerva, tutti esponenti di peso del Partito Democratico, conferisce all'iniziativa un'aura di ufficialità e di serietà. Tuttavia, è proprio questo a far sorgere la domanda più critica: si tratta di una vera e propria piattaforma politica innovativa o, piuttosto, di una "lista civetta" ben strutturata, pensata per raccogliere consensi in quell'area grigia che non si riconosce pienamente nel PD ma che, al contempo, non vuole cedere alle lusinghe del centrodestra? Un contenitore strategico, insomma, per massimizzare il risultato elettorale di Antonio Decaro, blindando il fronte moderato.
L'intento dichiarato è quello di "rafforzare la coalizione" e di "dare voce ai moderati". Obiettivi lodevoli, senza dubbio. Ma la politica non si nutre solo di buone intenzioni. La vera sfida per questa nuova formazione non sarà tanto quella di raccogliere un discreto pacchetto di voti – risultato ampiamente alla portata, vista la caratura dei nomi in campo – quanto quella di dimostrare di avere una visione autonoma e riconoscibile sulle grandi questioni che attanagliano il Salento: dalla gestione dei flussi turistici alla crisi del settore agricolo, passando per le infrastrutture e la perenne emergenza occupazionale.
Senza una chiara identità programmatica, che vada oltre il semplice sostegno, seppur convinto, a Decaro, il rischio è che "Riformista Popolari e Socialisti" si riveli l'ennesima cometa nel cielo della politica pugliese: luminosa per la breve stagione di una campagna elettorale, ma destinata a svanire senza lasciare una traccia duratura. I cittadini salentini, sempre più disillusi e attenti, non si accontenteranno di un semplice cartello elettorale. Chiedono risposte, progetti e, soprattutto, coerenza. La palla ora passa ai promotori di questa iniziativa: a loro il compito di dimostrare che dietro il nuovo simbolo c'è sostanza e non solo una sapiente mossa tattica. (Stefano Donno)

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